La "mia" storia della Samp - Campionato 1982/83



La campagna acquisti per la stagione 1982-83 diede un'idea della dimensione che stava assumendo la squadra genovese. Non più vecchie glorie o mezzi brocchi, ma campioni appetiti da tutta la serie A. Nonostante la forzata lontananza da Genova, Mantovani riuscì in colpi di mercato clamorosi.
La stagione precedente aveva visto il Bologna retrocedere per la prima volta in serie B; quella disastrosa annata fu illuminata dai primi bagliori di campioni ancora in fasce. Un ragazzino di Jesi che, con le sue 9 reti e le sue prodezze, tenne vive le speranze dei tifosi felsinei.

Attorno al nome di Roberto Mancini (in foto a sx), il fanciullo prodigio, si scatenò un'asta sfrenata. A spuntarla fu proprio la Samp, che per la cifra record di 4 miliardi si assicurò il giocatore che più di ogni altro avrebbe segnato la sua storia. In più arrivò sempre da Bologna il nuovo diesse Paolo Borea, un altro destinato a mettere solide radici in riva al Mar Ligure.

E se il presidente fosse stato un uomo di diversa caratura, la Samp avrebbe potuto disporre di un'altra pedina di peso: anche il giovane Pietro Vierchowod (foto a dx), infatti, prelevato, un paio di anni prima dal Como, avrebbe dovuto fare parte della brigata di Ulivieri, ma si ritrovò alla Roma in prestito (giusto in tempo per vincere uno scudetto) in virtù di una promessa fatta da Mantovani a Dino Viola. Chi non l'avrebbe voluto, anche all'ora, l'indomito "russo"? Ma Paolo era fatto così: una promessa ad un amico, seppure a malincuore, aveva lo stesso valore di un contratto steso davanti a schiere di notai e avvocati. Davvero strano che un tipo così sia riuscito a vincere tanto, in un calcio come quello di oggi.

Arrivano anche il pluriscudettato Liam Brady, il favoloso striker inglese Trevor Francis, l'arcigno e instancabile Francesco Casagrande, il giovane Alessandro Renica, Dario Bonetti, Maggiora e dulcis in fundo ecco il ritorno del mitico Alviero Chiorri. Dopo un avvio esaltante che fa addirittura volare la Samp in testa alla classifica, infortuni e inesperienza fanno conquistare un settimo posto che naturalmente viene considerato un buon risultato.

I miliardi spesi sortirono comunque gli effetti desiderati, tant'è che la Doria spesso e volentieri diede del filo da torcere anche alla grandi. Solo Mancini il tanto sbandierato golden-boy, non rendeva secondo le attese: più volte Ulivieri lo relegò in panchina anticipando la sua tendenza di allenatore allergico ai fuoriclasse. Ma il Mancio si sarebbe rifatto, e con gli interessi.

I tifosi doriani, entusiasti del rendimento della squadra, decisero di tributare una prova del loro affetto all'uomo che li aveva riportati tra i grandi. Il 13 febbraio 1983, con un treno speciale, 4000 sostenitori blucerchiati si recarono nel Canton Ticino ad abbracciare il presidente. La scusa ufficiale fu un incontro amichevole fra la Samp e il Lugano, ma l'interesse generale fu catalizzato da Paolo Mantovani, ormai da troppo tempo orfano del suo pubblico. Soltanto nel novembre di quello stesso anno, dopo quasi 24 mesi di esilio, avrebbe fatto ritorno a Genova nell'entusiasmo generale.

Campionato 1983/84.

Fu settimo posto anche in questo campionato con gli arrivi di Pari (foto in alto),  Bordon, Galia, Vierchowod, e Marocchino. Dopo una partenza a fasi alternate, la posizione Uefa sfumata per pochi punti convinse il presidente a cambiare rotta. 

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