La "mia" storia della Samp - Campionato 1987/88
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Mancava ancora la malizia alla
Samp sempre più squadra-simpatia. Giovane e brillante, ma generosa con gli
avversari nei momenti topici e i miliardi spesi da Mantovani reclamavano ben
altri allori.
Occorreva l'uomo che riuscisse a
far quadrare il cerchio, che sapesse offrire esperienza ed entusiasmo, che sapesse
sacrificarsi senza storie. Per farla breve: occorreva Toninho Cerezo, (in foto)
un trentenne brasiliano troppo frettolosamente ripudiato dalla Roma. Perchè il
buon Toninho, che faceva parte della generazione dei vari Falcao e Zico, non
apparteneva alla schiera dei fenomeni conclamati. Il suo compito, in sostanza,
era correre, e tanto, anche per chi credeva che per essere campioni bastasse avere
piedi fatati. Mai acquisto fu più saggio, da parte della dirigenza. L'arrivo
del sudamericano coincise con l'inizio della stagione dei trionfi.
La decisione di ricostruire lo stadio Ferraris in vista dei Mondiali
del '90 è una vera e propria mazzata per le casse sociali: privati per metà del
pubblico amico, il presidente è costretto a programmare la Sampdoria 1987/88
basandosi ancora sulle proprie forze, limitando il mercato a pochi movimenti.
Nel surreale palcoscenico di Marassi in costruzione la squadra non si smarrisce
e conquista un ottimo quarto posto. Nella doppia finale di Coppa Italia disputata
contro il Torino, dopo un tranquillo risultato di 2-0 firmato da Vialli e
Briegel nell'incontro genovese, al Comunale di Torino, dopo pochi minuti, due
sfortunate autoreti di Paganin e Vierchowod danno furore e speranza ai granata.
A tredici minuti dai calci di rigore Salsano si inventò un fantastico e
beffardo pallonetto che si spense nella rete difesa da Lorieri e regalò la
seconda emozionante Coppa Italia blucerchiata.
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