La "mia" storia della Samp - Dall'esordio nel 46 all'era Mantovani
Campionato 1946/47.
L'esordio a Roma, il 22 settembre 1946 al Flaminio, venne rovinato
da una tripletta del centravanti giallorosso Amadei, gol della bandiera del
bomber “Nane” Bassetto. Pronto riscatto alla prima uscita
casalinga contro la Fiorentina (1-0 gol di "Pinella" Baldini).
Il 3 novembre 1946 primo derby di
fronte al Presidente della Repubblica De Nicola: 3 a 0 per i blucerchiati con
gol di Baldini, Frugali e Fiorini. La squadra si piazza al 10° posto con 36
punti. Baldini e Bassetto segnarono rispettivamente 18 e 13 reti: saranno i
gemelli del gol della storia blucerchiata fino all'arrivo di Luca Vialli e
Roberto Mancini.
Campionato 1947/48.
Il secondo campionato vide il passaggio della
presidenza nelle mani di Amedeo Rissotto e da quest'ultimo ad Aldo Parodi (il
quale rimarrà in carica fino al 1953). Ancora 36 punti a fine campionato, ma
questa volta i blucerchiati si piazzano solo al 14° posto. Risaltò la
squillante affermazione casalinga per 5 a 2 sui vice-campioni d'Italia della
Juventus in un'annata che vide confermarsi il duo Bassetto - Baldini a
grandissimi livelli (21 e 15 reti).
Campionato 1948/49.
Pronto riscatto, quinto posto con 41 punti. L'attacco
"atomico" (solo 4 gol in meno del "grande Torino"), formato
dai soliti Bassetto (14) e Baldini (15) con Gei (14), Lucentini (4) e Prunecchi
(7), venne affiancato dagli argentini Curti e Juan Carlos Lorenzo. Stagione da
ricordare anche perché per la prima volta venne convocato in nazionale un
giocatore blucerchiato: "Pinella" Baldini (27 febbraio 1949, Italia -
Portogallo 4 - 1).
Campionato 1949/50.
Confermato in panchina Baloncieri (sempre aiutato dal fido Poggi), il
campionato si concluse con poca gloria: 3 punti e quint'ultima posizione.
Campionato 1950/51.
Si assistette a grandi manovre: il presidente Parodi cedette Baldini e
il portiere Bonetti al Genoa, che a sua volta girò Rino Bergamo alla Sampdoria.
Ancora 33 punti e 13° piazzamento in classifica in una stagione divenuta famosa
per il derby del 22 aprile: entrambe in lotta per la salvezza, le due genovesi
si affrontarono a viso aperto. Il primo tempo si chiuse con i blucerchiati in
vantaggio per 2 a 1 (reti dell'ex Bergamo e di Bassetto, Da Prati accorcia le
distanze). Nel secondo tempo saltano i nervi al rossoblù Baldini che venne espulso
per aver colpito volontariamente il vecchio compagno Bertani. Nonostante
l'inferiorità numerica Mellberg al 38° pareggiò, ma a due minuti dal termine
Sabatella infilò ancora l'ex-blucerchiato Bonetti: per il Genoa fu serie B, per
la Samp fu la tranquillità. A suggello di un'annata non proprio entusiasmante
la squadra Primavera vinse comunque il prestigioso Torneo di Viareggio.
In quegli anni la sede sociale venne trasferita in Via XX Settembre.
Fece la sua comparsa nell'organigramma societario un ragioniere specializzato
in pratiche burocratiche: l'indimenticabile Cav. Mario Rebuffa. Ben presto e
fino al triste autunno del 1995, sarà un vero e proprio punto di riferimento
della società blucerchiata.
Campionato 1951/52.
Il valzer degli allenatori dell'anno
precedente portò sulla panchina della Sampdoria Alfredo Foni, sempre affiancato
da "Gipo" Poggi. Campagna acquisti ambiziosa, culminata nell'acquisto
dello spericolato portiere Bepi Moro dalla Lucchese che diventerà un idolo dei
tifosi nel maggio 1953 quando si spinse in attacco contro l'Udinese propiziando
il gol del pareggio blucerchiato di Conti. La stagione fruttò un onorevole
settimo posto con 41 punti. Bassetto segnò 12 reti nonostante una prolungata
assenza per malattia. Alla nona giornata due reti, di Bergamo e Lucentini,
costrinsero alla resa la Juventus che sarà campione a fine stagione. Sabbatella
e Gei segnarono sette reti ciascuno: l'attacco non fu tra i più prolifici (solo
48 reti), ma segnò gol pesanti.
Campionato 1952/53.
Questo campionato vide i
blucerchiati piazzarsi al 10° posto con 31 punti. Poggi per nove giornate guidò
la squadra prima di essere sostituito da Ivo Fiorentini. Bassetto giocò
l'ultima delle sue 196 partite con la Sampdoria, segnando all'Inter campione
d'Italia (sconfitta a Marassi alla penultima gara) il gol numero 93 della sua
fantastica serie in blucerchiato. Il suo record assoluto di realizzazioni nella
storia della Sampdoria verrà battuto da Roberto Mancini nel 1993/94.
Campionato 1953/54.
L'armatore Alberto Ravano rilevò
la presidenza blucerchiata nell'estate del 1953 e chiamò Paolo Tabanelli in
panchina. Ritornò Baldini in blucerchiato e insieme con lui arrivarono il
portiere Pin dall'Udinese, gli ex juventini Mari e Hansen e la promessa Farina.
A fine campionato si ottenne una dignitosa ottava posizione (34 punti).
L'attacco fu nuovamente tra i meno prolifici (38 reti contro 40 subite), ma
evidentemente ciò non nuoceva più di tanto.
Campionato 1954/55.
Durante il campionato Tabanelli,
dopo un avvio disastroso, venne sostituito da Lajos Czeizler (settima
giornata). Ravano si avvalse della preziosa consulenza di Edmondo Costa, sia
dal punto di vista organizzativo che amministrativo. Venne acquistato un
giovanissimo centromediano bergamasco che deterrà per tanti anni il record di
presenze in blucerchiato: Gaudenzio Bernasconi. Anche in questa stagione,
conclusasi al nono posto con 34 punti, non si perse il bel vizio di sconfiggere
i futuri campioni d'Italia: questa volta toccò al Milan (a San Siro 3 a 1). Baldini,
Conti e Ronzon segnarono ben dieci gol a testa, Tortul ne fa nove e l'argentino
Rosa otto. Si torna a parlare di "attacco atomico".
Campionato 1955/56.
La campagna acquisti dell'estate
portò alla Sampdoria dall'Inghilterra il bomber sudafricano Eddie Firmani,
detto "Tacchino freddo". Il lungo centravanti, alla tredicesima giornata
di campionato, eguagliò il poker di gol in una partita, riuscito solo a Bassetto
in due occasioni. Guidata ancora da Czeizler e grazie ai 17 gol totali di
Firmani, ai 10 a testa realizzati da Ronzon e Tortul, la Sampdoria festeggiò il
suo primo decennale con un prestigioso sesto posto frutto dei 35 punti conquistati.
Campionato 1956/57.
Esaltante,
rocambolesco, sicuramente da ricordare. Nella storia della Sampdoria questo
campionato occupa una posizione particolare per vari motivi. Andiamo con
ordine: accanto a Firmani venne affiancato il trentenne nazionale austriaco
Ernst "Ossi" Ocwirk. Per cinque anni, indimenticabili, il "genio
del Prater" sarà la spalla ideale dei cannonieri blucerchiati, periodo in
cui segnò anche la bellezza di 37 reti. Il presidente Ravano prelevò dal
Vicenza Azeglio Vicini, mediano di grande valore, dal Padova Mori e Agnoletto,
in porta venne chiamato Bardelli. La squadra ebbe una partenza scintillante:
tre vittorie (con sei reti al Padova nella gara d'esordio) e tre pareggi in
sequenza prima del derby. La stracittadina venne vinta 3-2 dopo una fantastica
rimonta firmata da Firmani, Ockwirk e da un'autorete di De Angelis. Il C.T.
Foni chiamò in nazionale ben quattro blucerchiati: Firmani, Farina, Tortul e
Agnoletto. Alcune prestazioni sottotono riportarono la Samp nei ranghi e iniziò
un incredibile valzer di allenatori che, dopo Czeizler, portò sulla panchina
blucerchiata Rava, Amoretti e l'inglese Dodgin. Alla fine, comunque, si
raggiunge un prestigioso quinto posto con 35 punti finali (eguagliato il record
del '48/'49). 33 delle 56 reti segnate portarono la firma del trio Firmani (12,
nella foto), Ockwirk (11), Conti (10).
Campionato 1957/58.
Squadra che vince non si tocca:
nell'estate furono veramente poche le modifiche apportate ad un organico
ritenuto di prima qualità. Nonostante le 62 reti segnate (23 di Firmani) e
l'ennesimo cambio in panchina (Dodgin affiancato da Gei sostituisce alla 21ª il
rientrante Baloncieri), fu solo dodicesimo posto. Ci si consolò con la bella
vittoria sulla scudettata Juventus di Sivori (3-2 in rimonta da 0-2) e con il
secondo successo al Torneo di Viareggio dei giovani sampdoriani guidati da
Mora, Bolzoni e Recagno.
Campionato 1958/59.
Ben
altra musica: ennesimo record finale (quinto posto con 38 punti) conquistato da
una squadra completamente rinnovata. In panchina venne chiamato Eraldo
Monzeglio, campione del mondo nel 1934, allenatore semplice ma efficace. La
dolorosa (ma ben remunerata) cessione di Firmani all'Inter venne compensata
dagli arrivi di Guidone Vincenzi, Bergamaschi, Milani, Toschi e del trentunenne
argentino Tito Cucchiaroni (in foto). La squadra alternò prestazioni esaltanti
(derby d'andata vinto all'88° con gol di Cucchiaroni) a brutte sconfitte.
Milani e il nuovo idolo Cucchiaroni fecero dimenticare il grande Firmani
rispettivamente con 13 e 10 reti. Mora si confermò con 8 centri. Recagno e
Ockwirk ne segnarono 6 a testa.
Campionato 1959/60.
Salì ulteriormente l'età media
della squadra. Ai simpatici "vecchietti" venne aggiunto un altro giocatore
di grande classe ed esperienza ritenuto ormai al tramonto: Lennart
"Nacka" Skoglund. Idolo della nazionale svedese ai Mondiali
brasiliani del 1950, dopo nove anni all'Inter riuscì a collezionare 78 presenze
(15 reti) in maglia blucerchiata, giocando sulla fascia, a centrocampo e come
centravanti. Partito Sarti per la Juventus (incassati ben 150 milioni), la
squadra sembrò comunque ben attrezzata per disputare un grande campionato ma, dopo
una partenza lanciata, arrivarono giorni assai tristi per i blucerchiati,
complice anche il grave infortunio al bomber Milani. Cinque sconfitte consecutive,
a cavallo di fine anno, contro Lazio, Spal, Napoli, Milan e Fiorentina,
effimera vittoria con la Roma e ancora due k.o. consecutivi con Juve e Vicenza.
Altre giornate nere fino al risveglio nel derby firmato da Mora e Skoglund.
Grazie alla successiva serie di risultati utili (spicca il 2-1 sul Milan
campione) fece si che la Samp ottenga un dignitoso ottavo posto con 35 punti.
Campionato 1960/61.
L'anno dei record e del magnifico
quarto posto. Quattordici vittorie e tre pareggi tra le mura amiche, ma solo
tre vittorie e quattro pareggi in trasferta. Sarebbe bastata un po' più di
accortezza fuori casa e… Partito lo sfortunato Milani, venne acquistato Sergio
Brighenti: il centravanti modenese ricambiò la stima con 27 reti segnate in un
campionato iniziato sotto la buona stella di Mora. Clamorosamente, dopo la
partita con la Spal, Ravano cedette alle lusinghe di Gianni Agnelli e in cambio
di Lojodice diede alla Juve il forte giocatore blucerchiato. Nonostante ciò la
squadra gira a mille. A Marassi solo Milan, Napoli e Spal fecero punti. Dopo i
19 punti del girone d'andata (macchiato dalla debacle patita a Udine, 1-7), la
Samp prese coraggio e collezionò vittorie su vittorie. Lo stop verso il sogno
tricolore venne imposto a Padova per opera di un ex con il dente evidentemente
molto avvelenato: Aurelio Milani che segnò una bruciante tripletta. La Juve
vinse il campionato davanti a Milan e Inter che staccò di quattro e cinque
punti la più bella Sampdoria pre-Mantovani.
Campionato 1961/62.
Purtroppo
dopo la splendida annata precedente iniziò una delle fasi meno felici della
storia della Sampdoria, contraddistinta subito dalle improvvise dimissioni del
presidente Alberto Ravano. Dopo una reggenza a cinque (Sanguineti, Rebuffa,
Cornetto, Borghi e Corti) venne chiamato a dirigere il sodalizio l'armatore
romano Glauco Lolli Ghetti. Confermato Monzeglio (sarà sostituito alla fine del
campionato da Lerici), venne decisa un po' frettolosamente la cessione di
Ockwirk che tornò nella natia terra austriaca. Dalla vicina Jugoslavia
approdarono Vujadin Boskov e Todor Veselinovic: per loro sarà un'annata da
dimenticare. Ventotto presenze e cinque gol… in due! Rosin fu finalmente
titolare di una squadra che arrivò "solo" decima in classifica e che
vinse solo nove volte. L'acuto di San Siro (3-2 ad un Milan poi campione) non
nasconse le gravi lacune della squadra. A sette turni dal termine, in piena
zona pericolo, l'intervento di Lerici fu provvidenziale. Dal Torneo di
Viareggio intanto arrivò il terzo successo dei giovani blucerchiati guidati dal
dirigente Arnaldo Salatti e dall'intramontabile istruttore "Gipo"
Poggi. Frustalupi, Salvi e Morini furono alcuni tra i principali artefici di
quella vittoria che richiamò l'attenzione di molti addetti ai lavori (Moratti
in particolare).
Campionato 1962/63.
Il
"colpo" dell'estate venne dal Cile: per 175 milioni venne acquistato
dal Colo Colo Jorge Toro. Per lui solo 15 presenze e tre reti (due su rigore).
Molto meglio anzi, provvidenziale, l'acquisto del brasiliano da Silva, detto
"China", che segnò la bellezza di 13 gol. Toschi, Vincenzi, Brighenti,
Bernasconi, Delfino, Sattolo e Tamborini furono i principali artefici di un
poco esaltante campionato concluso all'undicesimo posto con Ockwirk in panchina
subentrato a Lerici, nonostante il successo per 4-0 sul Catania. In quell'anno
ci fu anche l'esordio ufficiale in Europa in Coppa delle Fiere.
Campionato 1963/64.
La
stagione iniziò con la famosa e fortunata appendice dello spareggio di San
Siro, vinto 2-0 contro il Modena, con reti di Barisol e Salvi. Mancarono doti
tecniche e di continuità ad una Sampdoria che proprio con l'acquisto dell'ex
rossoblù Paolo Barison (14 reti) e con l'affermazione di alcuni giovani come
Salvi e Frustalupi strappò una salvezza insperata. Deludente l'apporto del
nuovo straniero polacco-francese Wisniewsky.
Campionato 1964/65.
Ancora
tanta sofferenza in questo campionato: il trio sudamericano Da Silva, Sormani e
Lojacono non faceva certo meraviglie. L'attacco produsse la
"bellezza" di appena 19 reti (Da Silva 7). "Ossie" venne
sostituito in panchina dal redivivo Baldini alla 18ª. Dopo un avvio quasi
esaltante, furono pene dell'inferno per tutto il proseguo del campionato. Note
positive venivano da Morini e Frustalupi. Baruffe tra giocatori, dirigenti in
fuga e il "caso Foggia - Sampdoria" (tentativo di illecito operato da
un dirigente genzano ai danni dei blucerchiati ..) furono il preludio alla
disgraziata retrocessione.
Campionato
1965/66.
Proprio
alla vigilia del campionato un altro potente armatore, Enrico De Franceschini,
salì alla presidenza della Sampdoria. A mister Baldini venne affiancato il
gemello Bassetto. L'avvio stentato consigliò l'ingaggio di Fulvio Bernardini
come direttore tecnico. Luci e ombre per i blucerchiati: sedici sconfitte
decretarono l'inevitabile caduta in serie B, ma non poche sono le recriminazioni
per alcuni episodi veramente "sospetti". La foto del clamoroso rigore
negato contro la Lazio innescò facili illazioni sulla regolarità del
campionato. Nonostante tutto i tifosi non abbandonarono mai la compagine
blucerchiata. Questo loro grande amore verrà poi ricambiato con gli interessi.
Campionato 1966/67.
Confermato
alla direzione tecnica Fulvio Bernardini (affiancato da Gipo Poggi e dal
preparatore Corrado Bernicchi), la squadra vinse alla grande il campionato
cadetto con 54 punti, segnando 47 reti e subendone solo 19.
Campionato
1967/68.
Non si
potè certo affermare che il ritorno in serie A della Sampdoria coincise con un
campionato di grandi soddisfazioni. Il girone d'andata si concluse con un
bottino assai magro (due vittorie, sette sconfitte e sei pareggi), che
"vale" un solitario ultimo posto in classifica. La fiducia nelle
parole rassicuranti di Bernardini (in foto) venne però premiata alla fine del
torneo con una decorosa salvezza ottenuta con 27 punti.
Campionato 1968/69.
Il
campionato andò purtroppo ancora peggio. Solo 23 punti conquistati con il
solito exploit primaverile (nessuna sconfitta e due vittorie nelle ultime sei
partite) e soddisfazioni ridotte al lumicino per i sempre più numerosi tifosi
blucerchiati. Fu questo l'anno del lancio in difesa del terzino Tato Sabadini,
affiancato in terza linea dal quasi omonimo Pietro Sabatini. Un solo punto
salvò la Samp dalla retrocessione a fine campionato e le sole cinque partite
vinte in tutto l'anno la dissero tutta sull'entusiasmo che si creò attorno alla
squadra.
Campionato
1969/70.
Nell'estate
la Juventus si fece sotto per ottenere Vieri e Morini dall'avv. Colantuoni e di
fronte all'offerta di quasi 800 milioni (con in aggiunta Romeo Benetti), il
presidente cedette i due giocatori. La salvezza ottenuta con ben due giornate
di anticipo sulle poco consistenti Brescia, Palermo e Bari, si dovette
principalmente alle grandi parate di Pietro Battara e ai lampi di classe
profusi a centrocampo da Benetti, Frustalupi e Salvi.
Campionato
1970/71.
Non fu
molto diverso da quelli appena passati. Salvezza sì, ma ottenuta grazie ad una
migliore differenza reti sul Foggia che concluse alla pari dei blucerchiati a
25 punti. I miracoli di Battara, le nove reti del ritrovato Cristin, i lampi di
classe di Suarez (a lato) e Salvi furono alcune tra le poche note positive
dell'ultima stagione blucerchiata con Bernardini in panchina.
Campionato
1971/72.
Colantuoni
chiamò alla guida della squadra il paraguaiano Heriberto Herrera. Oltre al sempre
più formidabile Battara, la difesa se la cavò egregiamente grazie alla forza di
Negrisolo, Santin e Lippi. A centrocampo Suarez (in foto), Lodetti e Salvi
disputarono un campionato con i fiocchi. L'attacco, come da tradizione,
produssee un ben poco, con Cristin e Spadetto. I 28 punti finali valsero un più
che decoroso ottavo posto alla pari con il Napoli.
Campionato 1972/73.
L'ottimismo
del pittoresco allenatore paraguaiano si scontrò ben presto con l'ennesimo
campionato mediocre della Sampdoria. Venduti Fotia e Cristin, sostituito
Battara con Cacciatori, l'annata si concluse con la "solita"
rocambolesca salvezza dell'ultimo minuto. 14 pareggi, 5 vittorie e 11 sconfitte.
Ancora salvi grazie ai 24 punti finali e alla miglior differenza reti nei
confronti dell'Atalanta. In prima squadra si affacciò un giocatore che fa della
Sampdoria una vera e propria seconda famiglia: Domenico Arnuzzo.
Campionato
1973/74.
Colantuoni
lasciò la presidenza a Giulio Rolandi. Il Genoa nel frattempo dopo sette anni
di B e uno di C tornò nel gotha calcistico italiano. Dopo l'avvio vittorioso
contro il Milan e dopo la vittoria nell'attesissimo derby di novembre, furono
tanti i dolori per i tifosi blucerchiati. Cinque sole vittorie e il fantastico
gol in rovesciata di Maraschi allo scadere del derby impattato nel ritorno
decretano niente più che un penultimo posto finale davanti ai cugini rossoblù.
Ma non fu retrocessione perché Foggia e Verona si macchiano di due illeciti
sportivi che la C.A.F. reputò di punire con la retrocessione. Il centro
genovese venne così invaso da migliaia di tifosi blucerchiati festanti per
l'inaspettato ripescaggio.
Campionato 1974/75.
La
Sampdoria guidata da Giulio Corsini, fu attrezzata da Lolli Ghetti per disputare
il campionato cadetto (vedi annata precedente), in quanto la sentenza
definitiva arrivò a fine mercato. Con 4 successi, 16 pareggi e 10 sconfitte ci
si salva grazie al solito quart'ultimo posto finale.
Campionato
1975/76.
Lolli
Ghetti liquidò a fine anno Corsini e chiamò a Genova il "sergente di
ferro" di Borgotaro: Eugenio Bersellini. Avvio disastroso, lenta ripresa e
poi la squalifica del campo dovuta all'aggressione da parte di un tifoso
all'arbitro Ciacci, portò solo sconfitte in campo neutro.
Campionato
1976/77.
Vennero
promossi in prima squadra due giovani della forte Primavera: Giovanni Re e
Alviero Chiorri. L'anno fu decisamente fallimentare: 6 vittorie, 12 pareggi e
12 sconfitte portano la Samp in serie B con 24 punti. Per i tifosi fu una
mazzata. L'arrivo di Lolli Ghetti illuse, infatti, più di uno sulla possibilità
di costruire una squadra e una società competitiva.
Campionato 1977/78.
Via
Bersellini, venne promosso dalla Primavera Giorgio Canali. Gli abbonati furono
solo 2.615. Genova calcistica rispecchiò la crisi di una città dai mille
problemi. Classifica finale, 38 punti e ottavo posto, mentre i cugini
ridiscesero in serie B a far compagnia ai blucerchiati. A febbraio, nel
frattempo, Edmondo "Gigione" Costa venne posto al vertice della
società con le funzioni di commissario, mentre il sempre più contestato Lolli
Ghetti fu messo in disparte.
Campionato 1978/79.
Non fu
certo migliore del precedente: dopo un inizio disastroso, venne chiamato Lamberto
Giorgis sulla bollente panchina blucerchiata. In porta Garella, in difesa Romei
e Talami, Giorgio Roselli a centrocampo, De Giorgis e Chiarugi in attacco, non
fruttarono quanto sperato.
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