La "mia" storia della Samp - Gli anni della presidenza di Enrico Mantovani
Nel
1994-95 approdò a Genova Sinisa Mihajlovic, difensore serbo dotato di un tiro potentissimo,
ma lasciarono a fine stagione Lombardo e Vierchowod. Persa ai rigori la
Supercoppa italiana contro il Milan a San Siro, la Samp iniziò bene la
stagione, e la coppa Italia e la coppe Coppe non diedero le risposte attese.
Il
campionato 1995/96 vide compiere una vera e propria rivoluzione da parte di
Enrico Mantovani che preleva Chiesa, Seedorf, Karembeu, Pagotto, Maniero,
Franceschetti, e Laigle. Il torneo fu caratterizzato dal discontinuo rendimento
offerto nel girone di andata e dall'entusiasmante rincorsa del girone di
ritorno ma, la zona Uefa, rimase purtroppo solo un sogno.
Nel
1996/97 la Samp ripartì con Montella al posto di Chiesa e soprattutto Veron, il
faro del Boca Juniors. La stagione sarà
buona, sboccerà il talento di Vincenzo Montella con 22 gol e la "zona Uefa"
non sfuggì. L'ultima in casa con la Fiorentina fu una partita molto importante,
fu infatti l’ultima in blucerchiato per Invernizzi, Eriksson, Mihajlovic e
soprattutto dell’indimenticabile capitano e leader Roberto “Mancio” Mancini:
"Nato per essere numero 10".
Altri
campioni, nel 1997-98 nella nuova Sampdoria di Luis Menotti, come Jurgen Klinsmann
e Beppe Signori, ma entrambi incontrarono magre fortune. Già eliminata al primo
turno di Coppa Uefa e tre sconfitte in quattro gare, riportarono Vujadin Boskov
alla guida della squadra. Fu il solito campionato a corrente alternata che
portò la Samp a giocare il torneo
Intertoto. Salutò anche Salsano, idolo della Sud.
Nel 1998-99
La Sampdoria va, prima italiana, alla scoperta del pianeta Intertoto. In
panchina c'era Luciano Spalletti, l'artefice del miracolo dell'Empoli.
L'avventura europea finisce un mese dopo, eliminata a Marassi dal Bologna,
sotto gli occhi del neo acquisto, il fuoriclasse argentino Ariel Ortega. In campionato la Sampdoria perse subito Montella e le speranze in attacco
sono affidate ad Ortega e al generoso Palmieri. In primavera non bastarono 11
punti in otto gare ed altre sette reti del napoletano ad evitare il baratro. A
Bologna, l'arbitro Trentalange assegnò, a tempo scaduto, un rigore inesistente
ai petroniani e spinge, dopo 17 anni, i blucerchiati nell'abisso della serie B.
Durante il campionato venne chiamato il temerario Platt per salvare la
Doria, ma fu poi richiamato Spalletti.
La squadra verrà smembrata dei suoi più importanti rappresentanti
Ferron, Franceschetti, il vecchio leone Mannini, l'ultimo protagonista dello scudetto, Balleri, Laigle e il goleador Montella.
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