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La "mia" storia della Samp - Campionato 1989/90

Boskov si era guadagnato alla grande la conferma alla guida dei blucerchiati, per la prima volta seriamente intenzionati a conquistare il titolo di Campioni d'Italia. Perchè le coppette andavano bene, però per avere la tanta agognata supremazia cittadina occorreva il colpo grosso, quello che fa entrare nella storia del calcio. Ma la rivalità di campanile poco contava, secondo il presidente, che giustamente non vedeva il Genoa un avversario all'altezza delle prestazioni doriane: "I nostri nemici non stanno a Genova: stanno a Firenze, a Milano, a Torino. Sono quelli che hanno paura che poi li si finisca per scalzarli dalla classifica. Perchè sanno che noi li scalzeremo".  Nel maggio 1989 arrivò la grande professione di fede dei blucerchiati, nel momento di maggior pressione della Juve, che in tutti modi cercava di strappare alla Samp gli uomini più rappresentativi. Si trovarono a cena in tanti (Mancini, Vialli, Vierchowod, Pagliuca, Mannini e Pari), in ansia del propri...

La "mia" storia della Samp - Campionato 1988/89

Nonostante un organico di primissimo livello, continuò ad incombere sulla testa della società il gravoso problema dello stadio dimezzato. Questi furono così i cambiamenti: partono Fusi, Branca, Paganin, Briegel, Ganz ed arrivarono Carboni, Stefano Pellegrini, Pradella, Victor Munoz, Marco Lanna e soprattutto Beppe Dossena. Dato per finito dopo l'amaro epilogo della sua lunga avventura al Torino, Dossena (in foto, pagina successiva) aveva saputo rifarsi nella quiete di Udine. Ma le ambizioni dei friulani erano troppo modeste, per l'antico guerriero granata: a Genova avrebbe ritrovato la serenità e la gioia dei primi anni torinesi. Anni trionfali, in cui il paragone col leggendario Valentino Mazzola corse spesso fra i tifosi anziani senza suonar bestemmia. Si aggiunse così una grande dose di esperienza ad una squadra che, forse giustamente, è stata sempre definita "bella, ma immatura". In campionato il quinto posto finale fu un risultato più che soddisfacente. In Eur...

La "mia" storia della Samp - Campionato 1987/88

. Mancava ancora la malizia alla Samp sempre più squadra-simpatia. Giovane e brillante, ma generosa con gli avversari nei momenti topici e i miliardi spesi da Mantovani reclamavano ben altri allori.            Occorreva l'uomo che riuscisse a far quadrare il cerchio, che sapesse offrire esperienza ed entusiasmo, che sapesse sacrificarsi senza storie. Per farla breve: occorreva Toninho Cerezo, (in foto) un trentenne brasiliano troppo frettolosamente ripudiato dalla Roma. Perchè il buon Toninho, che faceva parte della generazione dei vari Falcao e Zico, non apparteneva alla schiera dei fenomeni conclamati. Il suo compito, in sostanza, era correre, e tanto, anche per chi credeva che per essere campioni bastasse avere piedi fatati. Mai acquisto fu più saggio, da parte della dirigenza. L'arrivo del sudamericano coincise con l'inizio della stagione dei trionfi. La decisione di ricostruire lo stadio Ferraris in vista dei Mondiali del '90 è ...

La "mia" storia della Samp - Campionato 1986/87

La stagione precedente si concluse ingloriosamente e si decise così di cambiare timoniere. La squadra fu quindi affidata a Vujadin Boskov (foto, da sinistra Boskov, Borea e Mancini) che, nonostante l'enorme esperienza accumulata all'estero, in Italia era considerato un allenatore emergente. Il saggio serbo uomo intelligente e navigato, non avrebbe comunque tardato a dare una precisa fisionomia alla Samp. Senza paura, avrebbe lanciato giovani sconosciuti, pescati nel vivaio blucerchiato: Maurizio Ganz e Antonio Paganin avrebbero fatto le loro prime apparizioni sul palco della A proprio in quella stagione. Alle spalle di Bistazzoni, portiere titolare, premeva un ragazzone bolognese, Gianluca Pagliuca (in foto, pag precedente), prelevato dalle giovanili rossoblù. Si diceva che rappresentasse una vera e propria speranza per il futuro, anche se nel Bologna aveva avuto scarsa fortuna. Avrebbe avuto occasione di dimostrare il proprio valore, con Boskov in panchina. Ceduti Souness,...

La "mia" storia della Samp - Campionato 1985/86.

Dopo i trionfi dell'85, la Doria imbottita di giovani, pareva pronta per una nuova stagione di successi: pochi ritocchi sarebbero serviti per renderla competitivi su ogni fronte. In attesa del sorteggio europeo arrivarono un uomo di classe come Matteoli, regista di enorme valore, e il giovane Pino Lorenzo, che aveva fatto sfracelli a Catanzaro, e Aselli. Nonostante il superamento del primo turno di Coppa Italia e di Coppa delle Coppe, la Sampdoria piombò in una grave crisi di risultati in campionato che fa anche temere il tracollo. Il cammino di Coppa Coppe si interrompette al secondo turno, mentre il campionato si chiuse a 27 punti, solo 4 sopra la zona retrocessione. Il bis in Coppa Italia, invece, sfumò per un niente nel ritorno della finale all'Olimpico contro la Roma. Bersellini aveva esaurito il suo ciclo, non c'era ombra di dubbio in proposito. C'era un allenatore slavo, che a suo tempo aveva anche indossato la maglia blucerchiata, negli anni '60. A...

La "mia" storia della Samp - Campionato 1984/85

C 'era un ragazzino che segnava gol a grappoli in B, con la Cremonese. Era un po' mingherlino, ma data l'età sarebbe stato interessante metterlo accanto ad uno come Mancin. Era Gianluca Vialli (in foto a sx), ma arrivano anche Moreno Mannini (in foto a dx), Salsano, Beccalossi, Souness e ritornò Eugenio Bersellini. Nelle intenzioni della dirigenza, la Samp avrebbe dovuto aprire un ciclo destinato a durare nel  tempo, data la verde età dei giocatori.  In campionato le cose andarono alla grande: viene eguagliato il quarto posto della Samp di Ravano e Monzeglio e arrivò la fantastica ed entusiasmante conquista della Coppa Italia, vinta a Marassi contro il Milan.  La sera del 3 luglio 1985 in uno stadio stracolmo di sampdoriani festanti e alla presenza del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, un rigore realizzato da Mancini nel primo tempo e un fantasioso centro di Vialli nella ripresa, sancirono il primo grande trionfo della Samp. Stava nascendo la Samp-simpa...

La "mia" storia della Samp - Campionato 1982/83

La campagna acquisti per la stagione 1982-83 diede un'idea della dimensione che stava assumendo la squadra genovese. Non più vecchie glorie o mezzi brocchi, ma campioni appetiti da tutta la serie A. Nonostante la forzata lontananza da Genova, Mantovani riuscì in colpi di mercato clamorosi. La stagione precedente aveva visto il Bologna retrocedere per la prima volta in serie B; quella disastrosa annata fu illuminata dai primi bagliori di campioni ancora in fasce. Un ragazzino di Jesi che, con le sue 9 reti e le sue prodezze, tenne vive le speranze dei tifosi felsinei. Attorno al nome di Roberto Mancini (in foto a sx), il fanciullo prodigio, si scatenò un'asta sfrenata. A spuntarla fu proprio la Samp, che per la cifra record di 4 miliardi si assicurò il giocatore che più di ogni altro avrebbe segnato la sua storia. In più arrivò sempre da Bologna il nuovo diesse Paolo Borea, un altro destinato a mettere solide radici in riva al Mar Ligure. E se il presidente fosse s...

La "mia" storia della Samp - L'inizio dell'era Mantovani

Campionato 1979/80. Il 3 luglio 1979 Paolo Mantovani divenne ufficialmente il dodicesimo presidente della Sampdoria. Quel giorno si posero le basi di un'incredibile scalata ai vertici del calcio italiano, che avrebbe proiettato la Samp fra le grandi d'Europa. Nessuno allora pensava a traguardi del genere.  Mantovani, che nei seguenti quindici anni di presidenza si sarebbe distinto per l'anti conformismo, la lontananza dai saloni di palazzo e dai colpi a sensazione, il giorno della presentazione alla stampa si concesse l'unica sparata della sua vita: " Torneremo in serie A " disse. " Preparate i passaporti... vinceremo lo scudetto ". A quel punto i presenti ebbero un sussulto: la conquista della serie A appariva come un dovere irrinunciabile, ma pensare a posizioni UEFA o addirittura allo scudetto era roba da matti, soprattutto con una squadra immersa nel dramma B già da due stagioni. Ma il nuovo numero uno blucerchiato parlava con piena ...

La "mia" storia della Samp - Le 3 Genovesi

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LE TRE GENOVESI. …Dunque l'hanno battezzata Samp-Doria. E' stato un parto laborioso e alla fine non troppo felice... Quel Samp-Doria dà i brividi alla schiena... Vi par di sentirli i tifosi gridare "Forza Samp-Doria?" No davvero". Beh, oggi ci pare, eccome. Ma è tuttavia comprensibile che quell'iniziale distonia potesse risultare fastidiosa al cronista della Gazzetta dello Sport che il 9 luglio 1946 descrisse in questo modo la nascita della nuova società. Giustificabile il disagio: si sa, da sempre le fusioni del nostro calcio sono osteggiate da ogni parte. Ma per Genova si fece un'eccezione, perchè per il capoluogo ligure tre squadre erano diventate troppe. L'Italia era in ginocchio, schiacciata da una guerra che l'aveva annichilita, e i soldi non scorrevano di certo a fiumi. Logica, quindi, in un'epoca di transizione tra il calcio eroico e quello milionario, la decisione di ridurre il numero delle squadre della città, che poteva...

Introduzione alla "mia" storia della Samp

Ci si guarda attorno smarriti, per i vicoli antichi del centro di Genova. Ancora ci si aspetta di vedere guizzare il lampo folgorante della chioma ossigenata di Cerezo, ma negli occhi spenti dei tifosi blucerchiati leggi solo l'amarezza e capisci che è passato davvero un secolo, da quei giorni di festa.  Il talento di Mancini e Vialli, la saggezza di Boskov, il fosforo di Cerezo, la sicurezza di Pagliuca. Una squadra che ha rallegrato il calcio. Fatta di campioni e di uomini veri, uniti nel nome di un grande presidente: Paolo Mantovani. Ricordare quel caldo maggio di tripudio può ferirti, se si pensa a quanti hanno lasciato la Lanterna, dalla scomparsa di Paolo, e che fine ha fatto quella splendida squadra, risucchiata dai gorghi della B. C'era da festeggiare uno scudetto nel 1991. Difficile crederlo, oggi, soprattutto se si è scordato il nome di Paolo Mantovani. Impossibile scindere il suo nome dalla storia della società doriana, che sotto la sua dirigenza firmò imprese...

Lo stadio Luigi Ferraris di Genova

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Quando nel 1987 iniziarono i lavori di demolizione del vecchio stadio "Luigi Ferraris", i genovesi non si dimostrarono subito entusiasti della decisione del Comune di snaturare completamente la struttura di un impianto che, seppur vetusto e inadeguato ad ospitare le partite di "Italia '90 in programma a Marassi, aveva rappresentato sino ad allora una sorta di monumento sportivo cittadino. Realizzato in due anni e due mesi (luglio 1987 - settembre 1989) è stato demolito e ricostruito in fasi alterne senza compromettere la stagione calcistica in corso. La caratteristica che rende il Luigi Ferraris assai particolare è prima di tutto la sua localizzazione decisamente urbana, nel tessuto di un quartiere della città molto denso, a diretto contatto con grandi manufatti. E' uno stadio di città perché la città gli sta intorno, lo stringe, sempre presente nei suoi numerosi problemi di spazio, di viabilità, di serviz...

La maglia più bella del mondo

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Secondo France Football

Paolo Mantovani

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Il 20 novembre 1955, una domenica, un giovanotto lascia la sua casa romana di via Crescenzio e sale sul treno che lo condurrà a Genova. Ha 25 anni, è nato a Roma, quartiere Prati (quello della buona borghesia) il 9 aprile 1930. Se fosse in vita Paolo Mantovani compirebbe 90 anni. Purtroppo se n’è andato il 14 ottobre 1993, a soli 63 anni. Malato di cuore, al suo medico curante aveva chiesto. “Fammi vivere fino ai 60 anni”. E’ stato il presidente dello scudetto della Sampdoria, un miracolo calcistico, di quattro vittorie in Coppa Italia, della coppa di Lega nazionale, del successo in Coppa delle Coppe. Ha sfiorato la Coppa dei Campioni, il sogno si spezzò al minuto 112’ della sfida di Wembley col Barcellona, abbattuto dal destro micidiale di Ronald “Rambo” Koeman. Peccato. Ancor più delle vittorie nel calcio Paolo Mantovani viene ricordato per lo stile inappuntabile, la correttezza, l’autentico spirito da sportman che lo animarono - e che trasmise a calciatori e tifosi - nei quasi ...

Paganin onora Paolo Mantovani: «Ha voluto bene a tutti»

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L’ex calciatore Paganin onora la memoria del compianto presidente Paolo Mantovani nel giorno del suo compleanno. Antonio Paganin, alla Sampdoria per quattro stagioni, ha ricordato il compianto presidente Paolo Mantovani: «È un giorno importante, per rievocare una persona di gran livello. Mi ha dato la possibilità di affacciarmi al mondo professionistico e ricordo con piacere gli anni con la vittorie in Coppa Italia e la qualificazione alla Coppa Uefa. Ma soprattutto mi ha fatto un gran piacere aver avuto la possibilità di vivere in una vera e propria famiglia, come era la Samp di quel periodo». «Eravamo una squadra giovane che avrebbe lasciato il segno negli anni successivi e avrebbe scritto una parte importante della storia del club. Mi manca quel periodo, ma quel che conta di più è sottolineare la figura di un presidente che ha voluto bene a tutti, giocatori e tifosi ed è impossibile da dimenticare», ha concluso l’ex calciatore blucerchiato ai microfoni di TMW Radio. htt...